Un bavaglio in arrivo denominato Legge antibufale

ddl anti bufaleE’ di pochi giorni fa la notizia riguardante la presentazione di un Disegno di Legge il cui intento è quello di contrastare la diffusione di notizie fasulle o, come si suol dire, di bufale nel web.

Oltre alle pesanti sanzioni previste per chi si “macchia” di tale “crimine”, salta subito all’occhio il distinguo previsto dal DDL ovvero l’esclusione dell’efficacia della normativa sulle testate giornalistiche. Il Decreto riguarda, infatti, solo siti web e blog.

 

 

 

Tale proposta ha ovviamente suscitato diverse polemiche ed è da molti ritenuta una normativa priva di buon senso e, vista l’esclusione della stampa tradizionale dal DDL, il cui fine è il controllo dell’informazione.

 

Analizziamo insieme alcuni punti chiave del DDL:

 

  • Il decreto introduce una modifica del codice penale e prevede fino a due anni di reclusione ed ammende fino a cinquemila euro per coloro che pubblicano notizie “false e tendenziose” che “creano allarme sociale”.
  • L’apertura di un blog (o di un sito) dovrà prevedere l’iscrizione in un apposito registro della stampa ed il gestore del sito dovrà avere una PEC che eviti l’anonimato (azione inutile in quanto i provider hanno già i suoi dati).
  • Responsabile dei commenti inseriti su un Blog è il gestore del sito. Il ddl prevede, infatti, che i gestori operino un ”costante monitoraggio dei contenuti” e che, a loro giudizio, rimuovano i commenti ritenuti falsi.
  • Le disposizioni del decreto non verranno applicate ai soggetti ed ai prodotti editoriali soggetti a registrazione. I giornali saranno quindi liberi di diffondere notizie false?

 

E’ parere di molti che il testo presentato, per come è stato strutturato e per i contenuti, non ha molte possibilità di sopravvivere ne al centro studi delle Camere ne in un dibattito delle commissioni.

Da questa proposta, però, traspare un forte segno di nervosismo da parte delle istituzioni (o una parte di esse) che vede nel web un mezzo di diffusione di news ostili e difficilmente controllabili.

 

Siamo fiduciosi che a prevalere, alla fine, sarà il buon senso e che questa proposta verrà rivista in maniera radicale evitando, quindi, di ledere la libertà di espressione che qualunque democrazia ha l’obbligo di garantire.

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